Lo so, non fai che leggere di smart working, remote working, hybrid & co … eppure nella miriade di questi articoli, c’è qualcosa che le aziende ancora non valutano.

Una lampadina che ancora non si illumina.💡

Pensi troppo a come strutturarlo questo smart working, come gestirne il tempo, fai lezioni yoga per imparare a fidarti delle persone senza poterle vedere tutti i giorni.

E se lo smart working non fosse qualcosa con cui conciliarti, bensì uno fra i migliori strumenti di valutazione a tuo favore?

 

Per spiegartelo faccio un passo indietro. Un po’ lungo, ma scorrevole 😉.

🏢 A settembre 2016 inizio a lavorare per una grossa multinazionale con sede a Birmingham. Vengo assunta come Personal Assistant di un top manager, responsabile di 7 aziende del gruppo.

🗺️Le aziende erano locate a: Bergamo, Piacenza, Cagliari, Düsseldorf, Houston, e San Paolo (Brasile).

💻 Mi viene dato un pc portatile e un cellulare aziendale con un piano tariffario adeguato per lavorare con tutto il mondo.

Io vivevo a Milano, il mio capo anche, e ci viene dato un ufficio all’interno dell’azienda di Bergamo.

 

Nel 2016, però, l’azienda di Bergamo è quella con cui io e il mio capo lavoriamo meno.

✈️ Lui visita regolarmente tutte le altre aziende, e io all’inizio lo seguo poco nei suoi viaggi di lavoro.

 

🚘 La mattina parto da Milano e vado a Bergamo in ufficio a lavorare.

📱Mi siedo alla scrivania e parlo, via e-mail e cellulare, con Piacenza, Cagliari, Birmingham, Düsseldorf, Houston, e San Paolo.

Non esco dalla stanza se non per un caffè o la pausa pranzo.

 

📆 Nel mese di ottobre non vedo il mio capo una volta. Ci sentiamo regolarmente al telefono e via e-mail. Il lavoro procede al meglio.

Lui fa il suo lavoro on site, io faccio da connettore 🌉 fra le 7 realtà aziendali, così distanti fra loro sia geograficamente che per cultura aziendale.

 

Mi capita di avere degli impegni a Milano dopo il lavoro. Una visita medica alle 18.30, un corso alle 19.00.

🚦L’autostrada Bergamo-Milano la sera è un terno al lotto, e la coda al casello è un appuntamento fisso che non puoi evitare.

Devo uscire con anticipo per prevedere l’imprevisto e non rischiare di fare tardi al mio appuntamento.

⌛Quindi la mattina devo timbrare in tempo perché le 8 ore scadano massimo alle 17:00.

Dopo aver timbrato, mi risiedo in ufficio da sola e comincio a parlare con Piacenza, Cagliari, Birmingham, Düsseldorf, Houston, e San Paolo.

 

📆 A novembre , dopo altre 3 settimane di trasferte del mio capo, lo incontro a Piacenza per una riunione di team.

↘️ Gli spiego la situazione.

Sono un’Assistente e l’ottimizzazione è nel mio sangue.

Semplicemente, questa organizzazione non ha senso.

Oltre al fatto che l’azienda sta pagando benzina e telepass a qualcuno che si reca a Bergamo a chiudersi in una stanza da sola.

 

🎯 Ed ecco che a novembre 2016, nel mio specifico contesto, invento lo smart working.

 

Il mio capo fu spaesato all’inizio, quando ci sentivamo al telefono voleva sapere se ero in ufficio oppure no.

Ma la confusione durò poco, pochissimo.

Perché?

Perché a livello lavorativo, non cambiò nulla.

📋Portavo a termine i compiti, rispettavo le scadenze, seguivo i progetti con dedizione, e continuavo ad essere un punto di riferimento fondamentale per i 7 team.

 

Ho sempre usato una formula ibrida, perché mi è sempre piaciuto andare in ufficio, ma quando non aveva senso muoversi da Milano per n motivi, lavoravo da casa.

Quando il mio capo era in sede a Bergamo, sono sempre andata in ufficio. Anche anni dopo, quando lo smart working era stato ormai sdoganato e il mio capo mi diceva “Domani sono in ufficio ma vedi tu se venire o no, è uguale”. Sono sempre andata. Perché lo ritenevo giusto. Perché la mia professionalità non è mai cambiata.

 

La professionalità di una persona non cambia perché non deriva da situazioni esterne, bensì da valori e convinzioni.

 

Se qualcuno è professionale, lo sarà in qualsiasi situazione lo metti.

Se qualcuno non è professionale, non lo sarà in ufficio e non lo sarà a casa.

 

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❓Dove voglio arrivare con questa lunga storia?

Qui. 👇

 

Quando introdussi lo smart working nel mio contesto aziendale, altre persone iniziarono a chiederlo.

Così come io non cambiai, nemmeno gli altri cambiarono.

Chi era professionale, lo restò.

Chi non aveva voglia di lavorare in ufficio, non aveva voglia di lavorare nemmeno a casa.

 

💡 Ma una cosa è successa.

💯 Si è accelerata la dichiarazione di professionalità delle persone.

 

La persona non professionale, che fa il minimo indispensabile, se messo in ufficio a una scrivania controllata a vista, ci impiegherà più tempo a rivelarsi.

Te lo dico per esperienza, da ex-responsabile di team.

 

🎯La conclusione?

Lo smart working non è più solo l’unica soluzione sensata per un dipendente del 2022 ….

È anche uno fra i migliori strumenti di valutazione utili per te, azienda, per valutare in tempo zero la professionalità delle persone.

 

👐 Dai spazio alle tue persone di dimostrarti la loro professionalità, e avrai le risposte che cerchi.

In bene e in male.

Ma alla fine, manager avvisato mezzo salvato, no?