Quando stai subendo mobbing in ufficio, decidere di cambiare lavoro e rimettersi sul mercato non è un processo facile.

 

Individuare che quello che stai subendo è mobbing, e accettare che non hai più alcuna soluzione se non quella di andartene, è un cammino lungo, fatto di momenti in cui metti in discussione innanzitutto te stesso.

 

Le domande che più spesso mi vengono fatte da assistenti di direzione in questa situazione è “Cosa ho sbagliato?”

Quando iniziano a fare i colloqui per cambiare lavoro, la prima domanda che sorge nella loro testa è “Come giustifico il fatto che sto subendo mobbing? Come faccio ad evitare che il recruiter capisca questo mio errore? Come verrò giudicato?”

 

Inizio col dirti che non hai sbagliato nulla.

I motivi che spingono un manager a fare mobbing sono diversi e arrivano tutti da luoghi che non ti riguardano.

 

Questo da solo è un argomento lungo e complesso, ma oggi voglio concentrarmi sull’aiutarti ad affrontare un colloquio per uscire finalmente da questa situazione.

 

Ecco cosa puoi fare per affrontare al meglio i colloqui, mentre stai subendo mobbing nel tuo attuale contesto lavorativo.

 

>> Specifica

A prescindere dalla situazione da cui stai scappando, se hai risposto ad un annuncio di lavoro è perché ti piacerebbe lavorare in quella posizione lavorativa.

Specifica (a casa, mentre ti prepari per il colloquio) quali sono i motivi che ti spingono a volere quel posto di lavoro. Specifica quali sono gli aspetti del nuovo lavoro che ti farebbero crescere o cambiare in una nuova direzione professionale per te più soddisfacente.

 

Concentrati su questi aspetti e al recruiter non interesserà altro.

 

Ad esempio, forse l’azienda per cui stai facendo il colloquio lavora in un settore merceologico che ti ha sempre affascinato.

Oppure il ruolo supporta uno specifico reparto che vorresti approcciare (project management, HR, sales, ecc.).

 

Forse la job description riporta delle attività che ti interessano particolarmente e che non hai l’opportunità di gestire nel tuo attuale lavoro.

 

Forse l’annuncio di lavoro parla di una crescita nel ruolo che l’azienda per la quale lavori attualmente non ha intenzione di perseguire (a prescindere dal mobbing, l’azienda potrebbe vedere il tuo come un ruolo statico).

 

>> Respira

Per il recruiter, sei un candidato “come un altro”.

L’idea che ti si legga in faccia il tuo “terribile segreto” è prodotto della tua ansia.

Affronta il colloquio come qualsiasi altro, in generale in colloquio non ci si sofferma troppo sul motivo del cambiamento, ma piuttosto sulle tue competenze e la tua volontà a coprire la nuova posizione.

 

Ti dirò anche un’altra cosa.

 

Se l’azienda per cui stai lavorando è una realtà grossa, e addirittura un nome conosciuto nella tua area poiché una fra le aziende più proficue, è probabile che abbia già una reputazione fra gli HR e i recruiter delle altre aziende.

 

È probabile che tu abbia bisogno di dire davvero poco, è probabile che il recruiter ti farà poche domande perché sa già le risposte e non vuole metterti a disagio.

 

Quando le realtà sono grosse (a maggior ragione se le aree geografiche sono piccole), è comune che molti abbiano il cugino, il parente, l’amico, il vicino di casa, che lavori lì. Quando la cultura aziendale è tossica, le voci corrono.

 

>> Preparati il discorso

Prepara le parole che userai. Puoi far capire di non essere soddisfatto della tua situazione lavorativa, l’importante è non parlare male dell’azienda per cui stai lavorando.

Sfrutta il primo suggerimento in questo articolo, per preparare un discorso chiaro e lineare che spieghi perché stai cercando un nuovo lavoro.

 

>> Non mentire

Chiunque dica bugie in colloquio, viene smascherato. Il colloquio di selezione è una situazione in cui sei vulnerabile, stai scommettendo sul tuo futuro, e nel momento in cui proverai a mentire, il nervoso sarà palpabile.

Se il recruiter avrà il minimo sentore che non sei trasparente, non rischierà mai di assumere qualcuno che si potrebbe rivelare sleale.

 

Ecco perché usare gli spunti che ti ho dato in questo articolo, per preparare un incontro basato sulle motivazioni reali che ti spingono al cambiamento.

 

Concentrati sui motivi che ti attraggono verso la nuova azienda, e non i motivi che ti spingono via dall’azienda attuale.

 

 

Ok, affrontiamo l’elefante nella stanza.

 

È ingiusto che sia TU a dover trovare un modo di fare lo slalom fra gli argomenti tabù.

Dovresti poter dire chiaro e tondo “Sto subendo mobbing. L’unica soluzione rimasta per me è cambiare lavoro.”

 

Chi sbaglia è l’azienda che ti fa mobbing, non tu che ne parli.

 

Giusto.

 

Perché allora ti suggerisco di fare il colloquio senza affrontare l’argomento?

 

Riprendo un tema affrontato ampiamente nel libro “The speed of trust” di Stephen M.R. Covey.

Uno dei fondamenti su cui si costruisce fiducia in un nuovo rapporto, è l’integrità. Uno dei comportamenti tramite cui individuiamo l’integrità in qualcuno che non conosciamo è quando “parla bene di chi non c’è”. Al contrario, se qualcuno che non conosco mi parla male di chi non c’è, questo scaturirà in me poca fiducia.

Guadagnare fiducia diventa difficile se la persona che ho di fronte parla male di qualcuno che non c’è, a prescindere da chi sia la persona e da ragione o torto che abbia.

 

Ad oggi, il recruiter non ti conosce ed è normale che non abbia tutti gli elementi per valutare una situazione così complessa.

 

Denunciare il mobbing è giusto, giustissimo. Non è però il colloquio la sede in cui farlo, è lo studio di un avvocato.

 

 

Ci tengo a rendere chiaro un concetto: questo appena descritto è l’unico motivo per cui devi fare attenzione a ciò che dici in colloquio.

Non ci sono altre motivazioni.

 

Non c’è nulla di cui tu ti debba vergognare o che tu debba temere.

 

La cosa peggiore di una dinamica di mobbing è che lede la tua autostima.

Ci riesce con le persone più sicure di sé.

Ti convinci di non saper fare il tuo lavoro, di non aver imparato nulla, di essere al livello zero e di non riuscire ad andare avanti.

Ti convinci di aver sbagliato carriera, di aver sbagliato tutto.

Ti porta a nasconderti, a eseguire il minimo indispensabile per non rischiare di fare l’ennesimo errore. Quando fai qualcosa, tremi ogni passo che fai.

 

Quel che è peggio, ti convinci di non meritare rispetto come persona.

Ecco perché tremi anche al pensiero di metterti in gioco in un colloquio di lavoro.

 

Te lo ripeto: le dinamiche di un manager che ti fa mobbing non dipendono da te.

 

Respira, e invia quella candidatura.

 

Io faccio il tifo per te.